Senza copione

Mi piace troppo questo commento di Massimo Gramellini e per questo

oggi gli cedo volentieri la parola.

Chiunque preferisca gli umili agli infallibili sarà rimasto colpito

dal dialogo televisivo fra il Papa e la bimba giapponese che gli

chiedeva conto del terremoto. «Perché i bambini devono avere tanta

tristezza?», domandava la piccola, dando fiato a un tarlo che non

trova risposte nella ragione, ma solo in quella che le Chiese chiamano

fede e gli psicanalisti junghiani intuizione. Il Papa avrebbe potuto

rispondere come quel cattolico saputello e fanatico del Cnr, che a

proposito dello tsunami aveva tirato in ballo il castigo di Dio.

Invece se n’è uscito con un’ammissione di impotenza dotata di

straordinaria potenza: «Non abbiamo le risposte. Però un giorno

potremo capire tutto». Per il niente che vale, la penso (anzi, la

sento) come lui. Mi sono sempre immaginato la vita come un film di

Woody Allen, dove gli attori recitano le scene senza che il regista

mostri loro l’intero copione. Solo al termine delle riprese vengono

ammessi in sala montaggio e finalmente comprendono il motivo per cui

si erano baciati o presi a schiaffi.

Per tutta la vita ci sentiamo sballottare da eventi che non afferriamo

e siamo pervasi da un senso di inadeguatezza, come se ogni cosa

sfuggisse al nostro controllo e il cinismo rappresentasse l’unico

antidoto allo smarrimento. Ma appena diamo tregua al cervello e

inneschiamo il cuore, sentiamo che tutto ciò che d’incomprensibile ci

succede contiene un significato. E il fatto di trovarci al buio non

significa che la stanza sia vuota, ma solo che bisogna aspettare che

si accenda la luce. (Massimo Gramellini)

http://www.peacelink.it/mosaico/a/33970.html

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