Siete testimoni – una grande parola piena di responsabilità

„Giovani come voi, ci danno speranza: se persone giovani acquisiscono maggiore responsabilità e sono pronti all’azione credo che possiamo sperare in una situazione futura migliore. Voi siete venuti qui, avete visto, avete osservato. Siete testimoni. È una grande parola: chi diventa testimone, si prende automaticamente la responsabilità di raccontare quanto osservato. Siamo seduti con Dr. Sami Adwan nel giardino dell’università di Betlemme e le sue parole toccano profondamente i nostri pensieri ed emozioni. Nei giorni precedenti abbiamo visitato at-Tuwani, in cui verrà sviluppato il nostro progetto di cooperazione, un villaggio palestinese situato in area C* dei territori palestinesi, che dal 1967 sono sotto occupazione civile e militare israeliana.

At-Tuwani è un villaggio di 320 abitanti che si trova a sud di Hebron, vicino alla Green Line*. Le conseguenze dell’occupazione civile e militare sono evidenti. Qui, da generazioni, i contadini sopravvivono grazie alla pastorizia ed all’agricoltura. L’utilizzo delle loro stesse terre da pascolo e la loro possibilità di spostamento attraverso il paese risultano però assai limitati, anche in quanto il villaggio si trova vicino all’insediamento israeliano Ma’on (nato nel 1982) ed all’avamposto Havat Ma’on. Questi insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale e per l’ONU. Dal 2004, inoltre in questa zona sono presenti osservatori internazionali che si occupano di documentare ed impedire le aggressioni e provocazioni da parte dei coloni, ossia gli abitanti degli insediamenti, nei confronti dei palestinesi. Durante i 5 giorni che abbiamo trascorso a at-Tuwani, abbiamo assistito a 4 aggressioni e diverse provocazioni. Proviamo sulla nostra pelle la sensazione d’insicurezza, presente quando i pastori vanno a pascolare il gregge o quando i bambini sono in cammino per raggiungere la scuola. Però la popolazione locale ci trasmette anche la sua forza e speranza nella resistenza popolare nonviolenta.

In area C, inoltre, l’amministrazione israeliana non concede permessi di costruzione e le infrastrutture che il comitato popolare nonviolento ha costruito negli ultimi anni per permettere lo sviluppo della zona sono de facto considerati “illegali” da parte d’Israele. La piccola moschea, la scuola, la clinica e le strade si trovano tutti sotto ordine di demolizione. Neanche un segnale stradale indica l’esistenza di questi villaggi palestinesi. In grande contrasto con gli insediamenti illegali israeliani, la maggioranze dei villaggi palestinesi della zona non dispongono d’accesso all’elettricità o all’acqua.

Resistenza nonviolenta per le persone di questa zona è la vita quotidiana: restare, portare il gregge a pascolare, venire dai paesini circostanti alla scuola di at-Tuwani.

Come comunicare efficacemente per creare nella società coscienza nei confronti di ingiustizie e violazioni dei diritti umani? Dr. Sami Adwan, professore universitario di pedagogia storica e co-fondatore del centro di ricerca per la pace PRIME, sottolinea l’importanza di questo impegno.

„Questa é una sfida per voi, e per noi. Adesso che avete conosciuto la realtà, come proseguirete? Quali ostacoli siete pronti ad affrontare voi che siete giovani? Abbiamo bisogno di un grande movimento: non contro Israele, ma contro l’occupazione. Non vogliamo la vostra simpatia, ma se volete, rendete la nostra lotta anche la vostra”.

Il viaggio ci ha offerto l’opportunità di conoscere diversi movimenti e organizzazioni della società civile sia israeliana che palestinese, impegnati nel promuovere giustizia e processi di pace dal basso.  Abbiamo incontrato il “Comitato Israeliano contro la demolizione delle case” (ICHAD) a Gerusalemme e “Breaking the Silence” a Hebron, un’associazione di ex-soldati Israeliani. Nel campo profughi di Jenin ci siamo resi conto dell´importanza del lavoro portato avanti in condizioni difficilissime dal “Freedom Theater” e a Nablus abbiamo trovato un interessante partner nell’associazione giovanile “Human Supporters”. Insieme all’europarlamentare italiana Luisa Morgantini abbiamo visitato la Valle del Giordano e un comitato popolare locale. Molto toccante è stato anche l’incontro con “Parents Circle”, un´associazione composta da 500 famiglie sia israeliane che palestinesi. Accomunati dal lutto di un membro della famiglia, queste persone hanno deciso di resistere alla logica di disumanizzare e odiare la parte avversa: vogliono abbattere le paure e i pregiudizi per costruire ponti attraverso la conoscenza ed il riconoscimento reciproco.

 

Sono anche queste le realtà alle quali vorremmo dare visibilità e ascolto.

 

OD progetto 2011-2012: giovani, resistenza nonviolenta, media

Dopo la nostra visita siamo convinti di aver scelto un progetto di cooperazione di rilevante importanza. Il progetto prevede la formazione di giovani nell’utilizzo dei media moderni. Ci è stato presentato dal Comitato Popolare Nonviolento di at-Tuwani e l’organizzazione Salvagente di Torino e si basa sulla collaborazione tra il Media Peace Lab di at-Tuwani e il Performing Media Lab di Torino. L’obiettivo è di dare ai giovani gli strumenti per documentare e diffondere la loro realtà. Al contempo, come volontari di Operation Daywork, svolgiamo una funzione di “ponte” e vorremmo contribuire attraverso la campagna di sensibilizzazione a una maggiore conoscenza della situazione in Israele/Palestina in Trentino Alto Adige.

Come suggeriva anche Dr. Sami Adwan, siamo testimoni. Ora il nostro lavoro consiste nel trasmettere l’esperienza vissuta ai nostri coetanei e alla società civile per promuovere una cultura di pace e giustizia. Il nostro blog del viaggio si trova su www.operationdaywork.org.

 

*Glossario

Green Line: Linea di confine tra Israele e i Territori Palestinesi, stabilita nel 1949. In seguito alla guerra dei 6 giorni 1967 i territori sono sotto occupazione militare e civile Israeliana

Zona C: Con gli accordi di Oslo (1993-2000) la Cisgiordania fu suddivisa in tre aree: l’area A –  il 18,2 % del territorio della Cisgiordania – comprende le principali città palestinesi (Ramallah, Jericho, Betlemme, Hebron, Jenin, Nablus) ed é sotto gestione dell’ Autorità Nazionale Palestinese (ANP); nell’area B – 21,8% – l’ANP controlla questioni civili, mentre l’IDF (Israel Defence Force) mantiene il controllo totale in materia di “sicurezza”; l’area C – il 60% – é totalmente sotto controllo israeliano, sia militare che amministrativo.

Insediamenti e avamposti: zone abitate Israeliane, nati dopo l’occupazione militare dei Territori Palestinesi (dal 2005 presenti in Cisgiordania, non più a Gaza). Secondo la IV convenzione di Ginevra questa forma di occupazione civile è  illegale. Israele riconosce gli insediamenti e i loro abitanti sono considerati cittadini d’Israele. Gli avamposti (nuovi insediamenti in forma di baracche) invece sono considerati illegali anche da parte di Israele. Si stima che negli insediamenti ed avamposti in Cisgiordania vivono  ca. 400.000 persone. 

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