Telejato testimone della Sicilia viva

a cura di Anna Cimalando, redazione Salvagente

Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”

P. P. Pasolini

L’emittente televisiva TELEJATO scommette da sempre sulla Sicilia viva, riprendendo con le sue telecamere una cittadinanza che brilla di momenti di comunità partecipata.

E’ forse l’unica stella nell’universo dell’informazione siciliana ad emanare luce chiara e limpida, scevra da condizionamenti.

Guardando le stelle ci è stato insegnato ad esprimere un desiderio. Nel momento storico attuale, con la democrazia a frammenti, sarebbe desiderabile che ogni regione del nostro Paese prendesse esempio da Telejato, affinchè tanti frammenti potessero comporre una costellazione nazionale di voci indipendenti. Invece questa stella, spesso minacciata di essere offuscata dall’illegalità che non accetta di essere svelata, da qualche tempo rischia addirittura di essere spenta, a conferma dell’interdipendenza tra mafia e politica.

Di quel che sta accadendo abbiamo raccontato ed il monitoraggio a questo livello continuerà solerte, tanto quanto lo sono le iniziative per contrastare l’ingiustizia che si vuole attuare.

Abbiamo raccontato anche di come si viva la quotidianità, lontanissima da una routine scontata, quando si diventa cellula operante in quel presente: un’esperienza che, tornati qui, non permette di restare gli stessi di prima.

Quel che non abbiamo, forse, raccontato ancora a sufficienza è che nemmeno la Sicilia è rimasta la stessa di tanto tempo fa e nel cammino fino ad oggi percorso è stata accompagnata dalla voce libera dell’emittente di Partinico. I risultati che affiorano, frutto di dodici anni di impegno della famiglia Maniaci e dei collaboratori che da sempre si susseguono negli studi, potrebbero sembrare piccola cosa. Osservando più attentamente, ci si accorge di quanto sia bene che non restino nell’ombra poiché in ognuno dei 25 Comuni in cui trasmette, Telejato è chiamata dalla cittadinanza stessa a puntare l’obiettivo su ogni piccola grande conquista o espressione di bellezza e solidarietà.

Basta pensare a Corleone: per la gran parte dell’opinione pubblica, influenzata dalle televisioni nazionali, potrebbe continuare all’infinito ad essere l’emblema della terra di mafia, non senza un che di suggestivo per i turisti. Se parli con la gente vieni invece a scoprire che il carnevale prima era vietato e per anni nessuno se lo ricordava più. Con la scusa di essere in costume la gente si ammazzava. Si dice che, anche quando fu di nuovo consentito, il paese conservava nella memoria la traccia di quei drammatici eventi e soltanto un grande sforzo di volontà della classe dirigente locale riuscì a riabilitarlo. Ma chi è giovane oggi queste cose non le sa e così, la scorsa primavera, si è vista una divertentissima sfilata. Poi scopri che Corleone oggi è una città aperta ai ragionamenti moderni e alle culture del mondo, che esprime partecipazione con le liste civiche, con un giornale cartaceo ed on-line, Corleone Dialogos, di cui l’amministrazione comunale ha comprato una pagina. Un modello di partecipazione democratica da esportare a livello nazionale. Per non parlare della consulta giovanile, un organo di consultazione composto da rappresentanti di gruppi politici, studenteschi e giovanili.

A Partinico, invece, nel periodo di vendemmia, i licei linguistici diventano teatro di celebrazioni multietniche dove alla cultura di ogni Paese si unisce l’enogastronomia; le associazioni a sostegno dei sordi organizzano feste per sensibilizzare la popolazione e promuovere l’integrazione, il museo dei Pupi incontra i giovani affinchè conoscano patrimoni storici che rischiano di andare perduti. Non vanno poi dimenticate le piccole grandi conquiste di solidarietà e di sussidiarietà del territorio, come il centro d’incontro aperto a Trappeto in un bene confiscato e lo sportello di ascolto per la violenza alle donne recentemente inaugurato a Borgetto.

Come se non bastasse l’impegno incessante che occorre quotidianamente per realizzare un Tg che va in onda dalle 14.00 alle 16.30 (ogni giorno, ad eccezione della domenica e del 21 marzo), da sei mesi a questa parte, un’ ulteriore espressione di democrazia partecipativa ha preso a popolare gli studi televisivi: lo speciale intitolato “A tu per tu”, in cui ogni venerdì sera è presente in studio, accanto a Pino, ora un Sindaco ora un Assessore, pronto a rispondere in diretta telefonica alle domande dei cittadini. Un altro elemento dal quale tutto il Paese dovrebbe prendere esempio.

Allora, quando sei là, a prestare un piccolo e temporaneo contributo a questa famiglia, ti chiedi dove tutti loro trovino l’energia per alimentare una macchina della verità che richiede, impietosa, una responsabilità continua senza, spesso, neppure concedere il tempo di soddisfare i bisogni primari. Ti chiedi come facciano Patrizia e Giovanni. Ma soprattutto come faccia Letizia, che è la colonna portante di ogni trasmissione e la cui esistenza, completamente dedicata all’informazione, è lontana anni luce da quella di gran parte dei suoi coetanei. E ti chiedi come faccia Pino, nonostante la fatica, la stanchezza, le querele e le minacce, a trovare ancora saggezza e passione per farti riflettere sulla sottile differenza che passa tra leggere una notizia e parlare ai telespettatori.

Spegnere i riflettori di Telejato, oltre ad essere un grosso errore, originerebbe un’ingiustizia nei confronti di una famiglia che si spende da tutti questi anni non solo per la Sicilia ma per un impegno di rispetto del bene comune che si riflette sull’Italia tutta, la quale andrebbe a perdere così un motivo di orgoglio.

Salvagente sarà a Roma il 22 novembre affinchè si continui a sostenere questa fiamma che al momento attuale è sfidata dal vento degli interessi particolaristici che cercano di calpestare quelli collettivi.

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