tutto pronto per Gaza

Non rompere il cazzo!“  …”Certo l’oggetto di questa mail potevo cambiarlo, ma ho voluto lasciarlo così, duro e provocatorio come tu Fulvio l’hai voluto e sto rispondendo ai destinatari del tuoMondocane-Chiarini, tra cui ci sono anch’io.  Ho conosciuto Stefano Chiarini in maniera a dir poco singolare. Era il 2001, e mi trovavo in ogni posto appena potevo, dove si parlasse di Genova, c’ero stata e volevo capire e conoscere. Su un autobus di quartiere a Romanord, sono una chiacchierona lo sai, parlai con una signora avanti negli anni e scoprimmo che stavamo andando nello stesso luogo , in centro.Lei mi disse che dove ci sarebbe stata questa conferenza con filmati su Genova, avremmo incontrato un suo vecchio amico, Stefano Chiarini, una persona straordinaria, per lei un figlio…io ero molto emozionata perchè lo leggevo sul Manifesto e mi trovai davanti quell’uomo semplice e diretto, quella penna e testa e cuore di trincea che era. La signora dovette andarsene presto, perchè non poteva lasciare il marito solo a casa quando arrivava il buio, era quasi cieco e doveva “sentirla”. Il suo nome era Violetta Marconi. Mi parlò  della Palestina e di un bambino palestinese, figlio adorato e adottato nei territori, forse a distanza, piangeva davvero mentre raccontava. Non aveva certo il pc la signora, era una creatura forte e all’apparenza molto comune. Cominciammo a scriverci delle lettere , gestite poi da mia madre e si scambiavano poesie ed emozioni. In piazza ho rincontrato Violetta, l’avvisavo quando c’erano degli appuntamenti, come quello di Piazza San Marco, anzi bisognerebbe usare il plurale, ce ne furono a decine… Tra quelli che imparavo a conoscere oltre Stefano, ci fosti pure tu Fulvio, ci incontriamo talvolta ancora oggi e più frequentemente ci scriviamo. E’ stato un cazzotto questo capitoletto del tuo Mondocane, questo passaggio sulle Donne in Nero. Sono stata con loro per anni e tu lo sai. Non ci sto più a rappresentare simbolicamente la protesta contro la guerra con loro, e tu lo sai, come altri, ho detto le mie ragioni anche in piazza. Ma ai tempi quelle donne ci sono state, come te, come gli altri, anche quando la presenza contemporanea era critica, assumeva pure toni violenti. E’ vero noi non si gridava mai, anzi dovevamo stare in nero e silenzio, questo era il nostro modo. Nessuno doveva ovviamente sentirsi limitato e molto spesso abbiamo “silenziosamente” gridato con gli altri. Non so quale donna abbia detto a Chiarini di non gridare, magari nel timore di provocazioni… ma quello che più mi spiace, è che tu narri di un tempo in cui eravamo comunque là, insieme. Oggi conosciamo spazi assai più vuoti, assai meno partecipati e seguiti,” tant* non ci sono “volut* e potut*venire”. Anche questo è un segno, tutto da interpretare.Ti ho sempre riconosciuto la capacità di parola, la passione totale, l’esperienza sul campo che da anni ti autofinanzi. Capirai, spero bene che capirai Fulvio che con questa lettera, non sono intervenuta a difesa di nessuna( forse solo di me e del mio passato da ingenuotta di movimento e politica) ma mi dispiaceva di non dire che Stefano era certo quello che strillava contro il nemico, ma era anche quello capace di dolcezza e comprensione, che riusciva a portare donne comuni come Violetta e me , in una piazza romana, in pomeriggi distratti ed inquinati a denunciare misfatti e crimini , nazionali ed internazionali. Ognuna di noi faceva quello che poteva, chi dopo a correre dal marito a casa, chi a preparare la cena, chi a discutere con le compagne sul da farsi, su chi sarebbe stata domani, a quell’appuntamento che non si poteva mancare. Non ho trovato più negli ultimi mesi le Donne in Nero, quando ero certa ci sarebbero state…loro continuano a fare sitin e manifestazioni, fiaccolate e convegni, so che saranno a Vicenza come tutti. Io non so che fine abbia fatto Violetta, non abito neanche più a Roma. Quando scendo, misuro le mie forze e possibilità…vorrei incontrarti le prossime volte e aver chiarito questo passaggio, vorrei che tu facessi circolare queste mie parole, dove hai fatto circolare anche l’oggetto di cui sopra. Perchè si sappia che Stefano Chiarini era uno che gridava non rompere il cazzo e lo stesso che non avrebbe rotto nemmeno lo stelo di una margherita su quel prato a piazza San Marco , dove ci siamo alternati per giorni e giorni, tutte e tutti.

fonte: http://www.reset-italia.net/2011/06/22/flotilla-gaza-gorilla-arrigoni-mounir-rhomdhani-milano-libia/

VIDEO DA MILANO SU: http://youtu.be/1KrNOLproAY

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