va in scena la legalità

E Nichi ce la fa. Si è tenuta ieri al teatro Petruzzelli la terza assoluzione di “Giustizia a teatro”, nell’ambito dell’evento organizzato dal comitato <Organizzare la giustizia>, presieduto dal Capo della Procura di Bari, Antonio Laudati.

Un processo a due difese, per la verità. Nei panni del pm c’era Giancarlo Caselli, procuratore della Repubblica di Torino ed esperto di anti terrorismo. A sostegno della difesa del pescivendolo napoletano di 27 anni invece, l’avvocato barese Giuseppe Spagnuolo.

A presiedere l’aula del processo, c’era lo storico dell’Università di Bari Giorgio Otranto. Come consulente dell’accusa altresì, il professor Giuseppe Galasso, ordinario di storia moderna all’Università di Napoli. Con 740 voti a favore e 314 contrari, il governatore pugliese ha fatto scagionare il patriota Masaniello, che nel 1647 fu a capo della rivolta napoletana contro le gabelle decise dal vicerè spagnolo. Una serata dove non sono mancati riferimenti di grande attualità politica. “Ho agito in nome e per conto del popolo, la rivolta era un dovere morale”, ha detto il rivoluzionario gentile. “Perchè non mi hanno resettato il cervello in qualche studio televisivo.

La ribellione è stata necessaria contro le angherie ai danni del popolo napoletano”. E di capi d’accusa contro Tommaso Aniello d’Amalfi, ovvero Masaniello, ce n’erano molti. Dall’associazione sovversiva, all’impossessamento di armi, all’incendio e omicidio volontario plurimo, dalla violazione del domicilio del vicerè alla violenza e minaccia. Ed anche procurata evasione dal carcere, accusa che ha fatto porre una domanda particolare al pmdurante l’interrogatorio dell’imputato. “Lei ha aiutato un prigioniero ad evadere dicendo che fosse il nipote del Papa, che ne dice? Ha mai pensato di chiedere una legge ad personam? ”.

E Vendola: “Il prigioniero non era egiziano”. Chiaro e limpido riferimento al caso Ruby e alle leggi in tema di giustizia volute dal premier Berlusconi. Ma Vendola, in arte Masaniello, è riuscito a scagionarsi dalle pesantissime accuse a suo carico. Complice, forse, un’accusa molto poco convincente, come ha confessato lo stesso Caselli. “E’ difficile -ha affermato il pm- accusare un patriota proprio nell’anno dell’anniversario dell’Unità d’Italia. E poi, provo simpatia per questo imputato. Masaniello è un mito, difficile non provare pathos per questo giovane napoletano. Per questo, anche in caso di condanna, si considereranno delle attenuanti, sebbene la sua sia una storia di crimini efferati ingiustificabili”.

Ma il governatore rosso è andato avanti, dichiarando che “L’unica accusa di cui mi sarei voluto difendere in un aula è quella di populismo. Per secoli mi è stato attribuito un fatto così grave. Un populista spinge i popoli verso la frustrazione ed il risentimento. Io ho voluto liberare il mio popolo, e sono onorato di aver fatto parte della storia della rivolta”. Il Petruzzelli, gremito di gente, ha salutato questo spettacolo decisamente geniale, anche se forse un po’ lento. Ma ciò che ha colpito di più è stato senza dubbio l’ingresso del Presidente della Puglia. Con una banda davvero strepitosa che ha accompagnato la sua entrata in scena, Vendola ha percorso la platea fino al palco con un carisma da pochi, dimostrandosi un vero “animale da palcoscenico”. Insomma, come ogni buon politico.

di Federica Stea – fonte: http://www.barilive.it/news/Cultura/19530/news.aspx#main=articolo

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