Valle del Marro e Università di Pisa: ricerca al servizio della legalità

08.01.2011

di Attilio Sergio

POLISTENA

L’Università di Pisa – Centro Interdipartimentale di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi” (Ciraa) – e la “Valle del Marro – Libera Terra” hanno siglato un protocollo d’intesa nel quale il Ciraa si impegna a svolgere attività di consulenza tecnico-scientifica a favore della cooperativa sociale di “Libera”. Dal 2004 la cooperativa, nata da un progetto dell’associazione antimafia “Libera”, si occupa della coltivazione biologica di circa 120 ettari di terreni confiscati e sequestrati alla ‘ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro, producendo olio extravergine d’oliva e conserve alimentari a base di melanzana e peperoncino piccante. Questi prodotti, commercializzati con il marchio “Libera Terra”, sono distribuiti su tutto il territorio nazionale grazie alla catena delle botteghe del commercio equo e solidale e alla Coop (in particolare Unicoop Firenze e Coop Centro Italia).

Il Ciraa, istituito nel 1989, si occupa di ricerca scientifica, attività sperimentale e didattica interdisciplinare nel settore agronomico e zootecnico, forestale e biologico. I principali ambiti di ricerca riguardano i sistemi colturali e le tecniche di allevamento, la valutazione dell’impatto ambientale delle pratiche agricole e la valorizzazione delle produzioni. Il Ciraa svolge inoltre attività di ricerca, educazione, formazione e divulgazione a sostegno dell’agricoltura sociale. L’idea del protocollo è nata in occasione di un campo di lavoro antimafia “Estate Liberi!” e si è recentemente concretizzata grazie a scambi tra le due strutture. Nei mesi scorsi esperti del Ciraa hanno visitato i terreni confiscati a Gioia Tauro, Oppido Mamertina e San Procopio, con l’obiettivo di monitorarne le attività agricole. A loro volta, soci e operai della “Valle del Marro- Libera Terra” hanno compiuto un mini-stage pratico presso le strutture del Ciraa.

L’accordo, che avrà durata biennale, impegna le parti a sviluppare e proporre progetti congiunti al fine di gestire i terreni secondo sistemi biologici efficienti, in grado di garantire un elevato standard qualitativo dei prodotti. La consulenza tecnico-scientifica, necessaria per la «definizione e la messa a punto del parco macchine, della meccanizzazione, della tecnica agronomica e della gestione della trasformazione dei prodotti», darà un ulteriore slancio produttivo ed economico al progetto “Libera Terra”, con effetti immediati sulle produzioni, nel medio e lungo periodo, in termini di diffusione di un nuovo modo di fare agricoltura in Calabria.

«Il protocollo d’intesa con il Ciraa – ha affermato Giacomo Zappia, presidente della “Valle del Marro-Libera Terra” – consentirà di qualificare un modello eco-sostenibile di agricoltura, fondato su una rigorosa interpretazione tecnico-scientifica che non cade nell’astratto, ma è capace invece di ritrovare le sue radici nell’antica tradizione contadina, che è fatta di saperi esperiti e non di sterili consuetudini». Il prof. Michele Raffaelli, responsabile della convenzione per il Ciraa, che nei prossimi mesi intende coinvolgere gli studenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa in un incontro pubblico con gli operatori della Valle del Marro, ha dichiarato di essere, insieme a tutto al personale del Ciraa, «molto soddisfatto di questo protocollo d’intesa che certamente valorizzerà umanamente e professionalmente le parti coinvolte».

Questa importante forma di collaborazione tra l’Università e il progetto “Libera Terra”, è un ulteriore tassello della realizzazione e promozione di imprenditorialità etica e innovativa sui beni confiscati alla mafia: beni che sempre in maniera più diffusa sono percepiti come strumento efficace di crescita comunitaria, in antitesi allo sviluppo mafioso.

fonte:  http://www.gazzettadelsud.it

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