Vite – parte II


03/08/2009,Iraq

Marwan parla con lo sguardo perso nel vuoto, immerso in chissa’ quali pensieri, mentre osserva con improbabile attenzione un piccolo autobus che sferraglia pericolosamente lungo la strada che porta a Erbil, col suo carico di persone. ”  Hallo Alisandro, My friend me.. “. Ha i capelli di un grigio brizzolato e si accende una sigaretta dopo l’altra, mi guarda perplesso quando gli dico che dovrebbe smettere alla sua eta’.
Neglia anni novanta e’ stato un pashmerga, un uomo del PUK (Patriotic Union of Kurdistan) di Jalal Talabani, oggi Presidente della Repubblica Irachena. Ricorda ancora con vanto gli anni della sua militanza: ” Ero iscritto al Partito, avevo anche le stellette..ero un graduato. Nel PUK e nel PDK non esistevano solo le tessere civili, si poteva anche fare carriera militare. Erano periodi bui, fratelli contro fratelli, chi non si armava soccombeva. Col tempo pero’ mi sto accorgendo di quanto assurda sia questa situazione, dove il gruppo al potere da decenni non e’ ancora riuscito a produrre qualche aiuto significativo per i figli di questa regione. Non ha piu’ senso che le forze militari siano ancora legate agli interessi di partito, non e’ una democrazia questa, tuttavia se in qualsiasi luogo pubblico ti dicessi queste cose o facessi propaganda anti-governativa probabilmente causeremmo il licenziamento dei responsabili del locale “.
Sa maneggiare un Kalashnikov piuttosto discretamente, e ogni tanto mi prende un infarto quando scherzando fa scattare il caricatore e me lo punta al petto, dicendo:” You Ali Baba’ ! I kill you ! “, poi come di consueto si scioglie in un sorriso e mi cinge in un abbraccio. Non farebbe mai male a una mosca, ma credo che all’ occorrenza sappia difendere le persone che deve proteggere. Oggi e’ un uomo in grado di fare riparazioni e sorvegliare negozi, non fa piu’ parte del PUK, ha votato un partito nuovo, si chiama ” Gorran “, che in curdo significa ” Cambiamento “, il suo programma era interamente incentrato sulla denuncia della corruzione e del nepotismo negli apparati pubblici e nel governo, ha suscitato scandali e interessi.
Obama e’ lontano da queste terre, lo senti nominare raramente, molti sono rassegnati in ogni caso, lui il suo cambiamento e’ riuscito a portarlo a compimento. La voglia di giustizia sociale non ha confini, e’ uguale in tutto il mondo.
Marwan non vuole che faccia troppe domande, ha visto troppi fatti tristi nella sua vita, ha paura di quello che potrebbe succedere: ” Una volta i soldati americani hanno sparato ad un auto dicendo che la stava guidando un terrorista, lo hanno ucciso, era solo un uomo che stava andando al lavoro, lo hanno scoperto dopo. Ho visto tutta la scena “, tira un lungo sospiro e torna col gli occhi tristi a guardare la strada, ora e’ quasi vuota.
Il vento ci passa leggero sulla faccia e ci da’ sollievo dal calore del primo pomeriggio, la gente e’ in casa, prepara da mangiare per i figli, si addormenta per fuggire all’ afa. Mi mette una mano sulla spalla e mi dice ” Yalla, Dobbiamo andare e’ tardi ” ci alziamo insieme e ci incamminiamo, mi giro ancora una volta per guardare la carreggiata, e’ sempre al suo posto.

Mohammed ha vent’ anni, e’ nato e cresciuto a Baghdad, ha una passione incontenibile per la musica araba, ogni occasione e’ buona per iniziare a ballare e roteare in aria le mani. Vive tra Kirkuk e Suleimanya per lavoro, e’ dovuto scappare dalla capitale con tutta la famiglia, la sua casa era troppo vicina a Sadr City: ”  Neanche dieci minuti di macchina.. “. Quando viveva a Baghdad ha visto gli orrori dei bombardamenti, ha visto la battaglia di Falluja e la sofferenza della gente, eppure parlandogli non dimostra l’eta’ che ha, sembra piu’ giovane, piu’ adolescente, e’ riuscito a conservare la sua giovinezza, nonostante tutto. Sfodera sempre dei gran sorrisi quando mi vede e fa sempre di tutto per farmi sentire a mio agio. Mi ha parlato della sua citta’ natale come se fosse una donna bellissima, piena di pregi. ” Ho una grande nostalgia di casa mia..li’ ci sono le ragazze piu’ belle del mondo, la gente e’ buona, i giardini sembrano dei piccoli paradisi scesi in terra, cullati dal Tigri e dall’ Eufrate. Baghdad conserva solo il nome a ricordo della sua grandezza, ora non si vive piu’. Molti miei amici sono rimasti li.. mi mancano molto “. Mohammed ha tre ragazze: una a Kirkuk, una a Sulemanya e una a Baghdad. ” A Bassora niente ? Ti sei perso qualche pezzo..? ” gli chiedo scherzando, lui si mette a ridere, e la sua risata e’ limpida, pulita, per un attimo tutte le preoccupazioni spariscono, stiamo ridendo come se nulla fosse, come se fossimo al cinema, come se la guerra non ci fosse mai stata e ci fossimo conosciuti in vacanza studio. Ha una grande voglia di viaggiare: ” Mi piacerebbe visitare tante citta’ Europee e Americane, Madrid e’ la piu’ bella, ma anche Roma, Parigi, Londra, Berlino..”, non e’ mai uscito dall’ Iraq, non e’ mai stato un turista in nessun luogo, questo e’ un paese dal quale la gente scappa, le ambasciate non concedono visti agli Iracheni. La maggior parte delle persone saranno condannate entro questi confini, vivendo ogni sigolo giorno, in attesa di qualcosa: aspettando di vivere, aspettando di morire, attendendo un perdono per peccati che non hanno mai commesso.
Oggi io e Mohammed ci siamo salutati con una promessa, mi ha stretto la mano e mi ha detto con gioia ” Quando la guerra sara’ finita andremo insieme a Baghdad amico mio..Ti faro’ vedere casa mia, i giardini e le ragazze piu’ belle del mondo “. Mi sono accorto di avere gli occhi lucidi, ma ricacciando dentro ogni emozione ho ricambiato al sorriso e l’ ho abbracciato forte: ” Inshallah amico mio..Inshallah.. “.


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