Vite

02/08/2009

Almat e’ stato un soldato, ha completato l’addestramento sotto i sergenti staunitensi nel campo militare di Suleimanya. Oggi lavora come capo commesso in un negozio di vestiti. Ha i capelli e gli occhi neri, un sorriso disarmante e tanta voglia di fare e imparare. Sa che la sua gente non vive bene, perche’ ogni giorno quando esce di casa vede le strade e le case diroccate o costruite malamente, tuttavia riesce sempre a conservare un enorme dignita’ e fierezza, quando parla della sua terra. Vuole fare carriera, costruirsi un futuro, la cortesia e la disponibilita’ nei modi di fare verso gli ospiti lasciano comunque trapelare un animo buono, cosciente della realta’ che lo circonda.
Hi Alisandro, How are you ? “, non sa molte parole in Inglese, ma le poche che ci rivolgiamo durante le giornate mi aiutano piu’ di qualsiasi corso di lingue straniere che potrei frequentare in Italia, perche’ sono parole che escono direttamente dal cuore e ti sorprendono quando sei in pensiero, quando meno te l’ aspetti, una piacevole e leggera scossa.
“Noi che abbiamo voluto il mondo della gentilezza non abbiamo potuto non essere gentili..Anche quando esso ci ha tradito.”

Dylan ha terminato l’anno scolastico, e’ un ragazzo robusto con lo sguardo umile, che si illumina quando pensa al proseguimento degli studi:
Lo sai cosa voglio fare a Settembre ?”
” No, non lo so.. ”
Dai prova ad indovinare !
” Ma come faccio ? Non so neanche le facolta’ che ci sono a Kirkuk.. “
Prova lo stesso
” Va bene..Legge..? “
No, troppo noiosa..
” Medicina, Lingue..? “
Neanche !
” Ascolta mi arrendo.. “
La mia e’ la scelta migliore ! Mi iscrivo a Ingegneria del Petrolio, la sede e’ nel quartiere Azadi. Si puo’ diventare molto ricchi sai, e’ veramente un ramo fortunato, sono in molti ad iscriversi ! Studiero’ a fondo e lavorero con l’ unica ricchezza che ce’ in questo paese. Sara’ bello, non vedo l’ ora.. Diventero’ ricco e importante.
” Sara’ bello amico mio, It will be good… “

Fuad e’ arabo, si e’ laureato in Legge a Baghdad, probabilmente uno dei binomi piu’ pericolosi che si potesse scegliere.
Vive a Kirkuk da quasi un anno, e’ dovuto scappare da casa sua, dove era nato e cresciuto, perche’ la capitale e’ diventata invivibile. Troppi odi tra sciiti e sunniti, troppi rischi per un giudice. Il volto dimostra la stanchezza di un intero popolo, che negli ultimi trent’ anni ha attraversato tre guerre e un embargo. Le rughe di preoccupazione sulla fronte tuttavia vengono presto tradite dalla sua risata forte, sintomo della giovane eta’, che dimostra al mondo che si puo’ vivere comunque, alla faccia della vigliaccheria di una bomba. La consapevolezza della morte incoraggia a vivere.
” My Friend.. my friend.. non hai idea delle cose che sono costretto a sentire quando vado a lavorare alla Corte, ogni mese mi trovo davanti uomini e donne che hanno scelto di abbandonare la loro vita per intraprendere la strada del terrorismo. Non sempre lo fanno per scelta propria, soprattutto i ragazzi piu’ piccoli, spesso sono orfani e vivono da soli, vendendo taniche di benzina, ricariche telefoniche o zucchero filato per tirare avanti. Sono gli obiettivi piu’ semplici, di cui nessuno reclamera’ mai la scomparsa, vengono drogati, gli viene fatto il lavaggio del cervello e poi li sbattono in mezzo a un mercato a portare morte e distruzione. Quando li interrogo e gli chiedo il motivo delle loro azioni mi rispondono: ” non lo so.. non ricordo nulla..”.
Questi sono i fiori che vanno salvati, per molti altri non ce’ speranza, sono fanatici, oppure semplicemente sono talmente provati dal dolore nell’aver perso il padre o il figlio per mano degli americani che non gli interessa piu’ di tanto sapere che trascorreranno il resto della loro esistenza dietro delle sporche sbarre..”
Un giorno la paura busso’ alla porta, il coraggio ando’ ad aprire e non trovo’ nessuno.

Epilogo
Queste sono testimonianze di vite quotidiane, di gente che esattamente come noi si alza al mattino per andare a studiare o lavorare, non so se con i miei brevi racconti sono riuscito a farvi affezionare a Almat, Dylan e Fuad come lo sono io, ma il mio scopo non era solo quello.
Io vorrei che entrasse nelle conscienze di noi tutti che quando sentiamo al Tg1 la solita litania: ” Ancora sangue in Iraq, oggi un kamikaze si e’ fatto espl..” oppure ” Nuovo attentato in Medio Oriente, un’ autoboma in un bazar di..“, quando annunciano il numero dei morti, dei feriti, dei dispersi, non stiamo parlando di pazzi fondamentalisti che odiano le donne e vogliono la morte di tutti gli infedeli.
Stiamo parlando di Almat,di Dylan, di Fuad e di tanti altri ancora, stiamo parlando di ragazzi e ragazze con sogni e aspirazioni. Esseri umani che vorrebbero studiare all’universita’, che vorrebbero avere una famiglia, che vorrebbero fare carriera, che vorrebbero semplicemente vivere.
Io vorrei che si sappia che ogni volta che muore qualcuno e’ un sogno in meno non solo per l’ Iraq, ma per il mondo intero, ognuno di noi ha un dono, una capacita’, pensate a quanti pittori, scultori, poeti, musicisti, medici, ingegneri sono morti per mano della violenza, nessuno ci ridara’ la loro voglia di scoprire e di esistere. Riflettete su questo.
Alla fine di ogni grande avventura noi occidentali abbiamo l’abitudine di porre l’accento sulla parola ” Fine “, qui invece e’ d’uso una formula piu’ bella, che sa di speranza, di futuro, che ha il sorriso di Almat, i sogni di Dylan e la forza di Fuad. Gli orientali preferiscono scrivere ”  Da qui si inizia.. “, ovvero questa e’ la storia che avete ascoltato, ora inizia la vostra, fino alla fine.

Potrebbero interessarti anche...