Voci da Alessandria

“Ero con la mia famiglia sul balcone a guardare i fuochi artificiali sparati per festeggiare il nuovo anno, quando abbiamo sentito un tremendo boato e, sotto di noi, i diciotto piani del palazzo hanno preso a tremare. Siamo corsi in strada terrorizzati”.

Così racconta, da Alessandria d’Egitto, Reham Samy, contattata grazie ad una sua cugina residente a Milano, il momento dell’attacco terroristico che nella notte di capodanno ha provocato la morte di ventuno cristiani copti ortodossi e il ferimento di altri ottanta fedeli che uscivano dalla funzione celebrata nella Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine).
“In strada ci siamo accorti che l’esplosione era distante solo qualche centinaia di metri da casa nostra, fra la chiesa e la moschea. Non sono certo dei cristiani o dei musulmani i responsabili della strage, è impensabile, la chiesa e la moschea sono praticamente attaccate”.

E per mail invia una foto che mostra chiaramente i luoghi sacri uno dinnanzi all’altro, come uno specchio di rispetto e tolleranza. Reham continua il suo racconto: “La via si è riempita di fumo, poi una macchina in fiamme è scoppiata scaraventandosi sulla moschea. Ho visto una marea di sangue, donne che urlavano come impazzite, fiamme e fumo sulla facciata della chiesa cristiana e sangue sulla facciata bianca della moschea”.

Reham è stata testimone anche degli scontri settari scoppiati subito dopo l’attentato: “Le ambulanze e i vigili del fuoco sono accorse prontamente sul luogo della strage. Dopo aver raccolto i morti e i feriti sono iniziati gli scontri. Cristiani e Musulmani che si picchiavano, si stavano letteralmente scannando! Cose mai viste qui ad Alessandria. Ovviamente nel giro di dieci minuti è arrivato lo schieramento della polizia che non è proprio come la vostra polizia italiana, si chiama Amn Markazy (Sicurezza Centrale) e sono agenti vestiti di nero coi manganelli. Che non lesinano ad usare. Gli hanno tirato addosso moltissimi lacrimogeni per disperderli. Anche oggi, musulmano o cristiano che sei, è pericoloso uscire per strada nel mio quartiere“.

Il presidente Hosni Mubarak si affrettato a parlare di “mani straniere” per l’attentato ad Alessandria d’Egitto, come a voler allontanare i riflettori da un Paese sorretto da un regime corrotto al potere da 40 anni e oggi certo non molto popolare. La crescente povertà e l’assenza in parlamento dopo le elezioni farsa del mese scorso di una qualche voce di opposizione che rappresenti lo scontento di decine di milioni di egiziani, certo se non sono i responsabili della strage di capodanno potrebbero aver rifornito i mandanti di manodopera kamikaze a buon mercato.

Per sciogliere qualsiasi dubbio su di un loro coinvolgimento, i principali oppositori di Mubarak, il movimento della Fratellanza musulmana che non ha potere concreto in parlamento, sul loro sito hanno condannato l’attentato alla Chiesa dei Santi, sottolineando la profonda indignazione e la ferma condanna contro questi gravi crimini, e l’importanza di catturare al più presto i colpevoli.

Mentre tra gli indiziati più papabili ad essere additati come colpevoli del massacro dal regime egiziano e dai suoi alleati c’è naturalmente Al-Qaeda , semmai esistesse questa organizzazione e non fosse solo un fascinoso concetto, assimilabile alla nostra “strategia della tensione”, è interessante notare come i fratelli musulmani hanno chiuso il loro messaggio di condoglianza alle vittime cristiane.

Con il versetto 32 della quinta Sura del Corano, che contiene il monito: “Chi uccide un essere umano è come se avesse ucciso tutta l’umanità; e chi salva una vita, è come se avesse salvato tutta l’umanità”.

fonte: peacereporter

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