"Voleva uccidere l'ex sindaco Crocetta" revocato il 41 bis a Maurizio La Rosa

di Fabrizio Parisi
Domenica 08 Novembre 2009 – 13:18

Gela -“Non ci sono riscontri concreti che provino che Maurizio La Rosa abbia il carisma del comando o una personalità tale da fare riferimento per altri detenuti”. Lo scrivono i giudici del tribunale di Sorveglianza di Perugia, che hanno revocato il regime del 41 bis a Maurizio La Rosa, 40 anni, in carcere dal 27 aprile scorso. La Rosa era stato arrestato insieme a Maurizio Trubia. Entrambi erano sospettati di aver progettato l’omicidio dell’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta e di alcuni imprenditori iscritti all’associazione antiracket di Gela. La loro pericolosità venne risaltata dalla procura antimafia nissena e dalla questura, che con il loro arresto annunciò di aver sventato possibili azioni sanguinose. Il ministro della Giustizia il 7 maggio scorso applicò il carcere duro per La Rosa e Trubia. Il primo si trova recluso presso la casa circondariale di Terni. Il suo legale difensore, avvocato Dino Milazzo, ha fatto ricorso al tribunale di Sorveglianza di Perugia, sostenendo che il decreto era carente di adeguate motivazioni, privo di indicazioni concrete in ordine alla pericolosità sociale di La Rosa e al suo coinvolgimento ai vertici di Cosa nostra gelese.
Fu Carmelo Barbieri, esponente di spicco di Cosa nostra per conto di Giuseppe Madonia, pochi mesi il suo pentimento a fornire elementi alla magistratura. “Vogliono uccidere il sindaco e attentare ad alcuni imprenditori”, disse Barbieri ai magistrati dalla Dda, che fecero scattare l’indagine-lampo. Il piano sarebbe stato preparato e concordato da Maurizio La Rosa, con altri mafiosi residenti in Lombardia. Erano stati diversi, infatti, i viaggi di La Rosa che la squadra mobile di Caltanissetta seguì negli ultimi mesi fra la Sicilia e la Lombardia, dove l’uomo ha incontrato esponenti delle cosche mafiose di Gela che da tempo si sono trasferiti al Nord, fra Milano e Varese. Barbieri riferì che bisognava dare una lezione agli imprenditori del settore edile e del settore rifiuti che non volevano pagare il pizzo. A riferirglielo sarebbe stato La Rosa, che insieme a Trubia, dopo l’uccisione del latitante gelese Daniele Emmanuello avrebbero assunto la guida di Cosa nostra. “Le circostanze – scrivono nell’ordinanza il presidente Paolo Caneveli e Grazia Manganaro – non trovano concreti riscontri in dati oggettivi. Non precisa quale sia o possa essere il rapporto di vicinanza tra le persone indicate e La Rosa, la cui figura resta sullo sfondo, priva di connotazioni precise che possano qualificarlo come persona dotata del carisma di comando. Oltretutto manca ogni riferimento e a precedenti condanne per reati mafiosi”. Da qui la revoca dell’ordinanza. L’ex sindaco, oggi europarlamentare, Rosario Crocetta, preferisce non dare giudizi. “Non sono abituato a commentare i provvedimenti di un tribunale. Voglio prima leggere le motivazioni. Non ho mai detto che La Rosa volesse uccidermi. Certo però che le armi a qualcosa servivano…”.

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