WBB #3

Sarà il rumore bianco del vento, sarà la dolcezza delle colline giallastre, sarà il troppo cielo sopra di noi, sarà lo sguardo costretto all’inafferrabile infinito, sarà essere seduto qui nel posto giusto, sarà che scortare un bambino che pascola il suo gregge è l’unica cosa giusta da fare, sarà che incontrare persone di una cultura diversa è una sfida risolta in un sorriso, ebbene sono contento di essere tornato a Tuwani.

D’improvviso lo squillo del cellulare interrompe un paesaggio bucolico e i miei pensieri ritornano alla realtà, costretti ad essere veloci per capire la cosa migliore da fare: tre coloni mascherati si stanno dirigendo verso di noi. Ci sorpassano inseguendo il pastore palestinese che nel frattempo abbiamo avvisato e sta correndo verso casa. Non riescono a raggiungerlo e frustrati ritornano verso alcuni di noi. Urlano, cercano di colpire i volontari internazionali mentre questi indietreggiano, agitano spranghe di ferro. Una pietra sfiora il volto di F. Dopo pochi minuti in cui non sappiamo fin dove vogliano spingere questa pazzia, questa aggressione, se ne vanno e noi torniamo verso casa.

Dopo aver fatto una copia dei video che mostrano chiaramente la dinamica dell’accaduto chiamiamo la polizia, ovviamente qui interviene solo quella israeliana, poiché sono loro ad avere il controllo civile e militare in area C, una delle zone in cui è divisa la Cisgiordania. Dopo averci sbattuto il telefono in faccia, incalzati da un’associazione di avvocati pacifisti israeliani, arrivano in forze, scortati dall’esercito. Ci portano con le loro jeep blindate prima sul luogo dell’aggressione, poi per fare denuncia nella caserma della polizia che si trova in un’altra colonia, nei pressi di Hebron, ma solo per constatare come non ci siano sufficienti prove.

Gentilezza o diversivo, rimane il sapore amaro dell’impunità.

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